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Addome e pavimento pelvico MediBilbao Salud

Diastasi addominale: cos’è, come riconoscerla e cosa fare

La diastasi addominale è la separazione dei due muscoli retti dell’addome lungo la linea alba, la fascia che li unisce al centro della pancia. È molto frequente in gravidanza e nei mesi dopo il parto, e nella maggior parte dei casi migliora con il tempo e con un lavoro mirato sulla parete addominale. Ecco come riconoscerla, cosa aspettarsi e quando è il caso di farsi valutare.

Tema
Fisioterapia
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Una paziente parla con una fisioterapista della riabilitazione dopo la gravidanza
Una valutazione aiuta ad analizzare la parete addominale e ad adattare la riabilitazione. Immagine illustrativa generata con IA.

Che cos’è la diastasi dei retti addominali

I muscoli retti dell’addome corrono in verticale dalle costole al pube, uno a destra e uno a sinistra. Al centro sono uniti dalla linea alba, una banda di tessuto connettivo. Si parla di diastasi quando la distanza tra i due retti aumenta e la linea alba si assottiglia e si allunga, perdendo parte della sua tensione.

Non si tratta di uno “strappo” dei muscoli: i retti restano integri, ma la parete al centro diventa più cedevole. Per questo la diastasi può accompagnarsi a una pancia sporgente anche in donne magre e a una minore stabilità del tronco.

Una professionista spiega i muscoli della parete addominale con un modello anatomico del tronco
La diastasi corrisponde a un allontanamento dei retti dell’addome lungo la linea alba. Immagine illustrativa generata con IA.

Perché compare: gravidanza e altri fattori

  • Gravidanza: è la causa più frequente; l’utero che cresce e gli ormoni rendono più elastici i tessuti della parete addominale.
  • Gravidanze multiple o ravvicinate e parti gemellari.
  • Bambini di peso elevato o molto liquido amniotico.
  • Sovrappeso e aumenti di peso importanti.
  • Sforzi ripetuti con aumento della pressione addominale, come sollevare pesi trattenendo il respiro o la stitichezza cronica.
  • Può comparire anche negli uomini, soprattutto con obesità addominale, e nei neonati, nei quali di solito si risolve da sola.

Sintomi e segni da riconoscere

  • Pancia che resta sporgente mesi dopo il parto, anche con peso stabile.
  • Una cresta o un “avvallamento” lungo la linea centrale quando ti alzi dal letto o sollevi la testa da sdraiata.
  • Sensazione di debolezza o di scarso controllo dell’addome.
  • Dolore lombare o pelvico, associato in alcune donne.
  • Talvolta disturbi del pavimento pelvico, come piccole perdite di urina.
  • In molti casi la diastasi non dà dolore: il disturbo principale è estetico o funzionale.

Come si misura: il test delle dita

Sdraiati sulla schiena con le ginocchia piegate e i piedi appoggiati. Appoggia le dita in orizzontale sulla linea centrale, all’altezza dell’ombelico, e solleva leggermente testa e spalle. Se tra i due muscoli entrano più di due dita, o se le dita affondano molto, è probabile una diastasi. Ripeti il test sopra e sotto l’ombelico.

Il test casalingo è solo orientativo. Una fisioterapista o un medico possono misurare la distanza con più precisione, valutare la qualità della linea alba e, se serve, usare l’ecografia, che è l’esame più affidabile e permette anche di escludere un’ernia.

Si chiude da sola? Tempi di recupero

Nei primi due mesi dopo il parto la distanza tra i retti si riduce in modo spontaneo in gran parte delle donne. In uno studio norvegese che ha seguito 300 donne, la diastasi era presente in circa un terzo dei casi a dodici mesi dal parto. Più della larghezza conta la capacità della linea alba di mettersi in tensione quando si attivano gli addominali.

Per questo l’obiettivo non è solo “chiudere” la diastasi, ma recuperare la funzione: una parete che regge bene gli sforzi della vita quotidiana anche se resta una piccola distanza.

Esercizi utili e quelli da adattare

Le revisioni degli studi indicano che l’esercizio è sicuro e può aiutare, anche se le prove sull’efficacia nel ridurre la distanza sono ancora limitate. Un programma tipico parte dalla respirazione diaframmatica, dall’attivazione del trasverso dell’addome e del pavimento pelvico e procede con esercizi progressivi di stabilità e forza.

Crunch e sit-up non sono vietati per sempre, ma nelle prime fasi conviene sostituirli con esercizi in cui la pancia non “fa la cresta”. La progressione va adattata ai sintomi e controllata da una professionista di fisioterapia.

Una paziente esegue un esercizio di respirazione guidata su un tappetino in fisioterapia
La riabilitazione privilegia esercizi progressivi adattati alla funzione e ai sintomi. Immagine illustrativa generata con IA.

Gesti quotidiani che aiutano

  • Per alzarti dal letto, ruota prima su un fianco e spingi con le braccia.
  • Espira mentre sollevi il bambino o un peso, evitando di trattenere il fiato.
  • Tieni i pesi vicino al corpo e piega le ginocchia.
  • Cura la regolarità intestinale per non spingere in bagno.
  • Riprendi corsa e salti in modo graduale, dopo una valutazione del pavimento pelvico.

Il ruolo della fisioterapia

La fisioterapia valuta la distanza tra i retti, la tensione della linea alba, la respirazione, la postura e il pavimento pelvico, e costruisce un programma su misura. In uno studio clinico randomizzato un programma generico di allenamento post parto non ha ridotto la prevalenza della diastasi: per questo conta la personalizzazione e la progressione guidata, più che il singolo esercizio.

Quando si valuta l’intervento chirurgico

Si considera la chirurgia quando, dopo almeno 12 mesi dal parto e un percorso riabilitativo ben fatto, la diastasi resta ampia e provoca sintomi o limita le attività, o quando si associa a un’ernia ombelicale o della linea alba. L’intervento ricostruisce la parete con sutura dei retti, a volte con una rete, ed è di competenza del chirurgo generale o plastico.

I punti chiave

  • La diastasi è una separazione dei retti lungo la linea alba, frequente dopo la gravidanza.
  • Spesso migliora da sola nei primi mesi dopo il parto.
  • Conta soprattutto la funzione della parete, non solo i centimetri.
  • L’esercizio guidato è il primo trattamento.
  • Un rigonfiamento doloroso o duro va valutato per escludere un’ernia.

Domande frequenti sulla diastasi addominale

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

Quante dita di diastasi sono normali?

In genere si considera normale una distanza fino a circa due dita sopra l’ombelico. Oltre, soprattutto se le dita affondano, conviene una valutazione.

La diastasi addominale fa male?

Spesso no. Alcune donne riferiscono però mal di schiena, dolore pelvico o una sensazione di debolezza del tronco.

Posso fare addominali con la diastasi?

Sì, scegliendo esercizi adatti e progressivi. All’inizio è meglio evitare quelli in cui si forma una cresta sulla pancia.

La pancera aiuta a chiudere la diastasi?

Può dare sostegno e comfort nelle prime settimane, ma non sostituisce l’esercizio e non è dimostrato che chiuda la diastasi.

La diastasi può comparire negli uomini?

Sì, soprattutto in presenza di obesità addominale o dopo sforzi ripetuti con aumento della pressione addominale.

Dopo quanto tempo dal parto posso fare una valutazione?

Una prima valutazione è utile già dalle 6–8 settimane, insieme al controllo del pavimento pelvico.

Fonti

  1. Sperstad JB, et al. Diastasis recti abdominis during pregnancy and 12 months after childbirth: prevalence, risk factors and report of lumbopelvic pain. Br J Sports Med. 2016
  2. Benjamin DR, et al. Effects of exercise on diastasis of the rectus abdominis muscle in the antenatal and postnatal periods: a systematic review. Physiotherapy. 2014
  3. Gluppe SL, et al. Effect of a postpartum training program on the prevalence of diastasis recti abdominis in postpartum primiparous women: a randomized controlled trial. Phys Ther. 2018

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.