Che cos’è l’insonnia
L’insonnia è la difficoltà ad addormentarsi, a restare addormentati o un risveglio troppo precoce al mattino, nonostante ci siano il tempo e le condizioni per dormire. Per parlare di insonnia non basta dormire poco: deve esserci anche un effetto sulla giornata, come stanchezza, sonnolenza, irritabilità, difficoltà di memoria o di concentrazione.
Il bisogno di sonno cambia da persona a persona e con l’età. Chi dorme sei ore e si sente bene non soffre di insonnia; chi ne dorme sette ma si sveglia esausto e preoccupato per il sonno può averne bisogno di una valutazione.
Insonnia acuta e insonnia cronica
L’insonnia acuta dura da pochi giorni ad alcune settimane ed è legata di solito a un evento preciso: un esame, un lutto, un problema al lavoro, un viaggio, una malattia. Spesso si risolve da sola quando la situazione si calma.
L’insonnia cronica si presenta almeno tre notti a settimana per almeno tre mesi. A questo punto il disturbo tende a mantenersi anche quando la causa iniziale è passata, per via delle abitudini e delle preoccupazioni che si sono create intorno al sonno.
Le cause dell’insonnia
Le cause sono spesso più di una e si sommano:
- Stress e preoccupazioni: lavoro, famiglia, salute, soldi.
- Ansia e depressione: l’insonnia ne è un sintomo frequente e, a sua volta, ne aumenta il rischio.
- Dolore e malattie: mal di schiena, reflusso, problemi alla tiroide, malattie respiratorie, bisogno di urinare di notte.
- Altri disturbi del sonno: apnea notturna, sindrome delle gambe senza riposo.
- Sostanze e farmaci: caffeina, nicotina, alcol, alcuni antidepressivi, cortisonici e decongestionanti.
- Ritmi irregolari: turni di lavoro, jet lag, orari che cambiano molto nel fine settimana.
- Cambiamenti ormonali: gravidanza e menopausa.
Perché l’insonnia si mantiene
Dopo alcune notti difficili è naturale cercare di recuperare: andare a letto prima, restare a letto più a lungo, fare sonnellini, bere più caffè. Queste strategie, però, riducono la “pressione del sonno” e confondono l’orologio biologico, così la notte successiva è di nuovo difficile.
Intanto il letto si associa alla veglia e alla frustrazione. Si comincia a guardare l’orologio, a calcolare le ore rimaste, a temere la notte. Questo stato di allerta rende ancora più difficile addormentarsi. È questo circolo, più che la causa iniziale, il bersaglio della terapia.
Abitudini che aiutano a dormire
- Alzati ogni mattina alla stessa ora, anche nel fine settimana.
- Vai a letto quando hai sonno, non solo perché è tardi.
- Crea una routine serale tranquilla: luce bassa, lettura, musica rilassante.
- Riduci caffè, tè e bevande energetiche dal primo pomeriggio.
- Evita alcol la sera: fa addormentare ma rende il sonno più frammentato.
- Fai attività fisica regolare, preferibilmente non a ridosso dell’ora di dormire.
- Tieni la camera buia, silenziosa e fresca, e lascia fuori il telefono.
Queste regole da sole raramente risolvono un’insonnia cronica, ma sono la base su cui lavora la terapia.

La terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia
La TCC-I è un trattamento psicologico strutturato, di solito in 4–8 incontri, raccomandato come prima scelta per l’insonnia cronica negli adulti di ogni età dalla linea guida europea del 2023 e dall’American College of Physicians. Rispetto ai farmaci, i suoi effetti tendono a durare anche dopo la fine del trattamento.
Comprende diverse tecniche:
- Controllo dello stimolo: usare il letto solo per dormire e alzarsi se non si riesce a dormire.
- Restrizione del sonno: ridurre per un periodo il tempo passato a letto per rendere il sonno più profondo e continuo, poi ampliarlo gradualmente.
- Ristrutturazione cognitiva: lavorare sui pensieri che alimentano l’ansia per il sonno.
- Rilassamento ed educazione sul sonno.
Esistono anche programmi digitali basati sulla TCC-I, utili quando non è possibile seguire una terapia in presenza.

Sonniferi e rimedi: quando hanno senso
I farmaci ipnotici, come benzodiazepine e farmaci simili, possono aiutare per periodi brevi, di solito non oltre quattro settimane secondo la linea guida europea, perché con l’uso prolungato perdono efficacia e possono dare dipendenza, sonnolenza diurna, cadute e problemi di memoria. Altri farmaci, come alcuni antidepressivi a basse dosi o gli antagonisti dei recettori dell’orexina, possono essere valutati dal medico in casi selezionati.
La stessa linea guida non raccomanda in generale melatonina, antistaminici e prodotti a base di erbe per l’insonnia cronica, per l’efficacia scarsa o le prove insufficienti. Non iniziare né sospendere da solo un farmaco per dormire: la riduzione va fatta in modo graduale con il medico.
Quando chiedere aiuto
- L’insonnia dura da più di qualche settimana o si ripete spesso.
- Hai sonnolenza durante il giorno, soprattutto alla guida.
- Russi forte o qualcuno nota pause nel respiro mentre dormi.
- Senti un fastidio alle gambe la sera che migliora muovendole.
- Ti senti spesso giù, ansioso o senza energie.
- Usi sonniferi da tempo e vorresti smettere.
Il ruolo della psicologia
Lo psicologo formato nella TCC-I valuta il sonno con un colloquio e un diario del sonno, individua i fattori che mantengono l’insonnia e costruisce con la persona un programma su misura. Se l’insonnia si accompagna ad ansia, depressione o stress importante, lavora anche su questi aspetti. Il medico resta il riferimento per escludere cause fisiche e per gestire i farmaci. Se pensi di aver bisogno di aiuto, puoi rivolgerti al nostro servizio di psicologia.
I punti chiave
- L’insonnia è la difficoltà a dormire con conseguenze sulla giornata.
- Diventa cronica con almeno tre notti a settimana per tre mesi.
- Stress, ansia, dolore, sostanze e ritmi irregolari sono le cause più comuni.
- La TCC-I è il trattamento di prima scelta e ha effetti duraturi.
- I sonniferi vanno usati per brevi periodi e sotto controllo medico.
Domande frequenti sull’insonnia
Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.
Quante ore bisogna dormire?
La maggior parte degli adulti sta bene con 7–9 ore, ma il bisogno varia: conta come ti senti di giorno.
L’insonnia può passare da sola?
L’insonnia acuta spesso sì. Quella cronica tende a mantenersi e richiede un trattamento.
La melatonina aiuta?
Può essere utile per il jet lag o alcuni disturbi del ritmo, ma per l’insonnia cronica le linee guida non la raccomandano in generale.
Fa male fare un sonnellino?
Nell’insonnia è meglio evitarlo o limitarlo a 20 minuti nel primo pomeriggio.
Quanto dura la TCC-I?
Di solito 4–8 incontri; i miglioramenti si vedono spesso già dopo alcune settimane.
Se mi sveglio di notte cosa devo fare?
Se non ti riaddormenti in circa 20 minuti, alzati e fai qualcosa di tranquillo con luce bassa finché torna il sonno.
Fonti
- ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) · Insonnia
- Riemann D, et al. The European Insomnia Guideline: an update on the diagnosis and treatment of insomnia 2023. J Sleep Res. 2023
- Qaseem A, et al. Management of chronic insomnia disorder in adults: a clinical practice guideline from the American College of Physicians. Ann Intern Med. 2016
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.

