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Dislalia: quando il bambino non pronuncia bene alcuni suoni

Il bambino dice “tane” invece di “cane”, la “s” esce fischiata o la “r” non arriva mai. Molti errori di pronuncia sono normali nei primi anni, ma alcuni persistono oltre l’età prevista. In Italia si parla spesso di dislalia. Capire cosa è normale e cosa no aiuta a sapere quando chiedere una valutazione logopedica.

Tema
Logopedia
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Una logopedista lavora con un bambino e la madre usando carte illustrate sul tavolo
Giochi e immagini rendono piacevole il lavoro sui suoni. Immagine illustrativa generata con IA.

Che cosa significa dislalia

Dislalia è un termine usato soprattutto in Italia e in Spagna per indicare la difficoltà a produrre correttamente uno o più suoni della lingua: il bambino omette un suono, lo sostituisce con un altro o lo deforma. Non dipende da danni neurologici né da una scarsa intelligenza.

Nella letteratura internazionale e nel portale dell’American Speech-Language-Hearing Association si parla di disturbi dei suoni del linguaggio. Comprendono le difficoltà articolatorie, legate al movimento della lingua e delle labbra, e quelle fonologiche, legate all’organizzazione dei suoni nella parola.

I tipi più comuni

  • Sigmatismo: difficoltà con la “s” e la “z”, che escono fischiate, laterali o interdentali.
  • Rotacismo: difficoltà con la “r”, che può mancare, essere sostituita o pronunciata in gola.
  • Lambdacismo: difficoltà con la “l”.
  • Difficoltà con “gn”, “gl”, “sc”, suoni tipici dell’italiano che arrivano più tardi.
  • Sostituzioni come “t” al posto di “c” o “d” al posto di “g”.

Per due dei disturbi più frequenti trovi guide dedicate: sigmatismo ed erre moscia.

A che età i suoni dovrebbero essere acquisiti

Lo sviluppo dei suoni è graduale. La revisione di McLeod e Crowe, che ha confrontato 27 lingue, indica che la maggior parte delle consonanti viene acquisita entro i 5 anni circa, con differenze tra bambini e tra lingue. Le prime a comparire sono di solito “p”, “b”, “m”, “t”, “d”, “n”; più tardi arrivano “s”, “z”, “r”, “l” e i gruppi di consonanti.

Alcuni errori sono quindi normali a 3 anni ma non a 6. Per le tappe generali del linguaggio leggi anche la guida su quando iniziano a parlare i bambini.

Perché succede

  • Dislalia evolutiva: errori tipici dell’età, che si risolvono con la crescita.
  • Dislalia funzionale: il bambino non ha imparato il movimento corretto, senza cause fisiche.
  • Dislalia audiogena: legata a un calo dell’udito, anche temporaneo, come nelle otiti catarrali ripetute.
  • Dislalia organica: dovuta a cause strutturali, come frenulo linguale corto, malocclusioni o palatoschisi.

Lo studio di Wren e colleghi ha trovato tra i fattori associati ai disturbi persistenti il sesso maschile, la scarsa intelligibilità a 3 anni, i problemi di udito e i drenaggi trans-timpanici.

Quando preoccuparsi

  • A 3 anni gli estranei capiscono poco di quello che dice.
  • A 4–5 anni sostituisce ancora molti suoni o semplifica molto le parole.
  • Dopo i 6 anni persistono errori su “s”, “r” o altri suoni.
  • Il bambino si accorge degli errori e si sente a disagio o evita di parlare.
  • Ci sono anche difficoltà di comprensione, di linguaggio o di lettura.
  • Ha avuto otiti frequenti o sembra sentire poco.

Come si fa la valutazione

Il logopedista osserva come il bambino pronuncia i suoni nelle parole e nelle frasi, valuta i movimenti di labbra, lingua e mandibola, la respirazione, la deglutizione e il linguaggio in generale. Distingue gli errori tipici dell’età da quelli che richiedono un intervento.

Spesso è utile anche un controllo dell’udito, soprattutto se il bambino ha avuto otiti ripetute, e, in presenza di cause strutturali, una valutazione dentale o dell’otorino. Un logopedista può guidarti nel percorso.

Come funziona la logopedia

Il trattamento parte dall’ascolto: il bambino impara a distinguere il suono corretto da quello sbagliato. Poi si lavora sulla produzione del suono isolato, nelle sillabe, nelle parole, nelle frasi e infine nel discorso spontaneo. Giochi, immagini e attività adatte all’età rendono il lavoro piacevole.

La durata dipende dal tipo e dal numero di suoni coinvolti: alcuni bambini migliorano in pochi mesi, altri richiedono più tempo. La regolarità degli esercizi a casa fa una grande differenza.

Una donna mostra una carta illustrata a un bambino e pronuncia un suono
Si lavora sul suono isolato, poi nelle parole e nelle frasi. Immagine illustrativa generata con IA.

Cosa possono fare i genitori

  • Ripeti correttamente la parola senza correggere in modo insistente: “Sì, è un cane”.
  • Leggi libri illustrati insieme e nomina le immagini.
  • Fai pochi minuti di esercizi al giorno, come suggerito dal logopedista.
  • Loda l’impegno, non solo il risultato.
  • Evita di imitare gli errori del bambino, anche per gioco.
  • Parla con le insegnanti per un approccio coerente.
Una madre legge un libro illustrato con il suo bambino sul divano
Leggere insieme aiuta a lavorare sui suoni in modo naturale. Immagine illustrativa generata con IA.

Dislalia, lettura e scrittura

Quando le difficoltà riguardano solo l’articolazione di un suono, come la “r”, di solito non influenzano la lettura e la scrittura. Le difficoltà fonologiche più ampie, invece, possono associarsi a problemi nell’imparare a leggere e scrivere, perché coinvolgono la consapevolezza dei suoni nelle parole.

Per questo è utile intervenire prima dell’ingresso alla scuola primaria quando gli errori sono numerosi o il linguaggio è poco comprensibile.

I punti chiave

  • La dislalia è la difficoltà a pronunciare correttamente alcuni suoni.
  • Molti errori sono normali fino ai 4–5 anni.
  • Se persistono dopo questa età, conviene una valutazione logopedica.
  • Udito, frenulo e malocclusioni possono contribuire.
  • La logopedia, con pratica a casa, è il trattamento indicato.

Domande frequenti sulla dislalia

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

La dislalia passa da sola?

Quella evolutiva sì, con la crescita. Se gli errori persistono dopo i 5–6 anni conviene una valutazione.

A che età iniziare la logopedia?

Dipende dagli errori: per i suoni più tardivi si valuta di solito tra i 4 e i 6 anni, prima se il linguaggio è poco comprensibile.

Il ciuccio causa la dislalia?

Un uso prolungato può influenzare la posizione della lingua e dei denti; conviene ridurlo dopo i 2–3 anni.

La dislalia è legata all’intelligenza?

No, non dipende dall’intelligenza.

Gli adulti possono correggere la dislalia?

Sì, con la logopedia è possibile migliorare anche da adulti, con impegno costante.

Serve tagliare il frenulo?

Solo se il frenulo limita davvero i movimenti della lingua; la decisione si prende dopo una valutazione.

Fonti

  1. American Speech-Language-Hearing Association (ASHA) · Practice Portal · Speech sound disorders: articulation and phonology
  2. McLeod S, Crowe K. Children’s consonant acquisition in 27 languages: a cross-linguistic review. Am J Speech Lang Pathol. 2018
  3. Wren Y, Miller LL, Peters TJ, Emond A, Roulstone S. Prevalence and predictors of persistent speech sound disorder at eight years old: findings from a population cohort study. J Speech Lang Hear Res. 2016

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.