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Autolesionismo nei ragazzi: segnali e come aiutare

L’autolesionismo non suicidario, secondo il Manuale MSD, è l’atto intenzionale di farsi del male fisicamente senza l’intenzione di togliersi la vita. Questa guida riguarda bambini e adolescenti: dietro questi gesti c’è una sofferenza di base che lo specialista cerca di individuare. Spiega spiega perché succede, quando preoccuparsi e come si aiuta.

Tema
Psicologia
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Una ragazza seduta al tavolo ascolta la madre che le parla
L’autolesionismo nei ragazzi è un segnale di sofferenza. Immagine illustrativa generata con IA.

Cos’è l’autolesionismo non suicidario

L’autolesionismo non suicidario, spiega il Manuale MSD, è l’atto intenzionale di causarsi danni fisici senza l’intenzione di terminare la propria vita. Si parla di autolesionismo «non suicidario» proprio perché lo scopo non è morire.

In molti adolescenti questi comportamenti non indicano una volontà di suicidio. Il Manuale MSD avverte però che chi si fa del male, soprattutto in modi diversi, è a maggior rischio di suicidio: per questo va sempre valutato da uno specialista.

Perché un ragazzo si fa del male

Le motivazioni non sono del tutto chiare. Secondo il Manuale MSD l’autolesionismo può essere:

  • un modo per ridurre la tensione o i sentimenti negativi,
  • un modo per risolvere difficoltà con gli altri,
  • una punizione per errori percepiti, che il ragazzo può sentire di meritare,
  • una richiesta di aiuto.

Il Manuale MSD aggiunge che può servire anche ad attirare l’attenzione dei genitori o di altre persone care, a esprimere rabbia, a regolare le emozioni negative o a identificarsi con un gruppo di coetanei.

Un ragazzo pensieroso seduto alla scrivania della sua camera
Farsi del male può servire a ridurre la tensione o le emozioni negative. Immagine illustrativa generata con IA.

Problemi che possono accompagnarlo

Secondo il Manuale MSD, alcuni adolescenti che si fanno del male, ma non tutti, hanno anche:

  • disturbi dell’umore, come la depressione,
  • disturbi d’ansia,
  • scarsa autostima,
  • disturbi del comportamento alimentare,
  • disturbo post-traumatico da stress,
  • disturbi della personalità,
  • disturbi da uso di sostanze.

Sul trauma c’è una guida dedicata al disturbo post-traumatico da stress.

Segnali a cui fare attenzione

Il Manuale MSD descrive alcune caratteristiche frequenti dell’autolesionismo:

  • le lesioni sono spesso ripetute nella stessa sede,
  • di solito riguardano zone facili da nascondere,
  • il comportamento tende a ripetersi nel tempo e può lasciare molte cicatrici,
  • il ragazzo spesso è assillato dal pensiero di farsi del male.

Il Manuale MSD sottolinea che i ragazzi che usano modi diversi per farsi del male probabilmente hanno anche altri disturbi psichiatrici e sono a maggior rischio di suicidio.

La valutazione dello specialista

Secondo il Manuale MSD, tutti gli adolescenti che si fanno del male deliberatamente devono essere valutati da uno specialista di salute mentale esperto nei problemi degli adolescenti. Lo specialista:

  • cerca di capire se c’è un rischio di suicidio,
  • cerca la sofferenza di base che ha portato all’autolesionismo,
  • valuta se ci sono scarsa autostima o altri problemi di salute mentale, come ansia, umore, alimentazione, uso di sostanze o traumi.

Quando si parla di autolesionismo non suicidario

Per la diagnosi, spiega il Manuale MSD, il medico deve prima escludere un comportamento suicidario. Poi deve stabilire che:

  • le lesioni autoinflitte si sono verificate almeno 5 volte nell’anno precedente,
  • non c’era l’intenzione di suicidarsi,
  • lo scopo principale era ottenere sollievo da sentimenti negativi, risolvere problemi con gli altri o provare emozioni positive.

Indipendentemente dalla diagnosi, il Manuale MSD indica che tutti gli adolescenti che si fanno del male deliberatamente devono essere valutati da uno specialista.

La terapia che aiuta

Secondo il Manuale MSD il trattamento prevede di solito una terapia individuale, a volte anche di gruppo, con una combinazione di tecniche come la terapia cognitivo-comportamentale e il sostegno della famiglia. L’obiettivo è insegnare al ragazzo a:

  • essere più consapevole delle proprie emozioni,
  • accettare le emozioni negative come parte della vita,
  • sviluppare modi più adatti per rispondere allo stress,
  • resistere ai comportamenti autodistruttivi.

La terapia si svolge di solito in ambulatorio, ma può essere fatta anche in gruppo o durante un ricovero. Nel nostro studio di psicologia a Bilbao lavoriamo con la terapia cognitivo-comportamentale sulla gestione delle emozioni (le visite sono in spagnolo).

Una madre e una figlia adolescente parlano con una psicologa
La terapia con il sostegno della famiglia aiuta a gestire le emozioni. Immagine illustrativa generata con IA.

Il ruolo della famiglia e del seguito

Il Manuale MSD indica il sostegno familiare come parte della terapia e raccomanda di:

  • trattare gli altri disturbi presenti, come depressione o ansia,
  • fissare appuntamenti di controllo, anche dopo che le cose sembrano migliorare,
  • usare i farmaci solo raramente: in rari casi si sono dimostrati efficaci.

Secondo il Manuale MSD la terapia mira ad affrontare i problemi emotivi alla base e a sviluppare strategie di gestione più sane, con il sostegno della famiglia.

Dove le fonti non concordano

Una revisione Cochrane di Witt e colleghi (2021) ha raccolto 17 studi con 2.280 ragazzi fino a 18 anni che si erano fatti del male, con o senza intenzione suicidaria. Rispetto al Manuale MSD:

  • Quale terapia: il Manuale MSD cita soprattutto la terapia cognitivo-comportamentale; nella revisione la terapia dialettico-comportamentale per adolescenti ha ridotto la ripetizione dell’autolesionismo (30% contro 43%) con prove di certezza alta, mentre per la terapia cognitivo-comportamentale individuale non si è vista una differenza, con prove di certezza bassa.
  • Famiglia: il Manuale MSD inserisce il sostegno familiare nella terapia; nella revisione la terapia familiare da sola non ha ridotto la ripetizione rispetto alle cure abituali.
  • Farmaci: nessuno degli studi ha valutato farmaci, in linea con il Manuale MSD che li considera raramente efficaci.

Punti chiave sull’autolesionismo nei ragazzi

  • È farsi del male intenzionalmente senza l’intenzione di morire.
  • Può servire a ridurre la tensione, punirsi, risolvere difficoltà con gli altri o chiedere aiuto.
  • Spesso si ripete e si accompagna ad altri problemi, come ansia, depressione o traumi.
  • Chi si fa del male è a maggior rischio di suicidio e va sempre valutato da uno specialista.
  • La terapia, spesso cognitivo-comportamentale e con il sostegno della famiglia, è la base della cura.
  • I farmaci servono raramente; sono importanti i controlli nel tempo.

Domande frequenti sull’autolesionismo nei ragazzi

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

Cos’è l’autolesionismo non suicidario?

Secondo il Manuale MSD è l’atto intenzionale di causarsi danni fisici senza l’intenzione di terminare la propria vita.

Perché un adolescente si fa del male?

Per ridurre la tensione o le emozioni negative, risolvere difficoltà con gli altri, punirsi per errori percepiti, chiedere aiuto, esprimere rabbia o sentirsi parte di un gruppo.

Chi si fa del male vuole suicidarsi?

In molti adolescenti no. Ma chi si fa del male, soprattutto in modi diversi, è a maggior rischio di suicidio e deve essere valutato da uno specialista.

Cosa devo fare se scopro che mio figlio si fa del male?

Secondo il Manuale MSD tutti gli adolescenti che si fanno del male deliberatamente devono essere valutati da uno specialista di salute mentale esperto di adolescenti. Se ci sono pensieri di suicidio, andate subito al pronto soccorso.

Come si cura?

Con una terapia individuale, a volte di gruppo, che combina tecniche come la terapia cognitivo-comportamentale e il sostegno familiare, e con la cura degli altri disturbi presenti.

Servono i farmaci?

Raramente: secondo il Manuale MSD solo in rari casi si sono dimostrati efficaci. Possono servire per trattare altri disturbi presenti.

Fonti

  1. Manuale MSD (versione per i pazienti) · Autolesionismo non suicidario nei bambini e negli adolescenti
  2. Witt KG, et al. Interventions for self-harm in children and adolescents. Cochrane Database Syst Rev. 2021

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.