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Vitamina D bassa: sintomi, valori e come recuperarla

Stanchezza, dolori alle ossa o ai muscoli, un esame del sangue con un valore sotto la norma: la carenza di vitamina D è molto discussa e spesso porta a integrare senza un vero bisogno. In realtà, nella maggior parte dei casi non dà sintomi evidenti. Ecco quando preoccuparsi, chi è più a rischio e cosa dicono le linee guida.

Tema
Nutrizione
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Una donna anziana fa una passeggiata tranquilla su un sentiero alberato in una giornata luminosa
Trascorrere del tempo all’aperto aiuta a produrre vitamina D. Immagine illustrativa generata con IA.

A cosa serve la vitamina D

La vitamina D aiuta l’intestino ad assorbire calcio e fosforo, minerali essenziali per ossa e denti. Partecipa anche al funzionamento dei muscoli. La principale fonte è la pelle, che la produce quando è esposta ai raggi ultravioletti del sole; gli alimenti ne forniscono quantità più piccole.

Negli ultimi anni è stata studiata per molte altre malattie, dalle infezioni alle malattie cardiovascolari. Le ricerche più recenti, però, non hanno confermato benefici dell’integrazione nelle persone che non sono carenti.

Sintomi della vitamina D bassa

Nella maggior parte delle persone una vitamina D un po’ bassa non dà sintomi e si scopre con un esame del sangue. Quando la carenza è grave e dura a lungo, possono comparire:

  • Dolori alle ossa, soprattutto a schiena, bacino e gambe.
  • Debolezza muscolare, con difficoltà ad alzarsi dalla sedia o a salire le scale.
  • Crampi e dolori muscolari diffusi.
  • Negli adulti, osteomalacia, cioè ossa meno mineralizzate e più fragili.
  • Nei bambini, rachitismo, con deformità delle ossa e ritardo della crescita.

La stanchezza è spesso attribuita alla vitamina D, ma è un sintomo poco specifico che può avere molte altre cause, come anemia, problemi alla tiroide, sonno scarso o depressione.

Una donna riposa in casa accanto a una finestra soleggiata, con una coperta sulle gambe
La stanchezza è un sintomo poco specifico con molte cause possibili. Immagine illustrativa generata con IA.

Chi è più a rischio di carenza

  • Persone che stanno poco all’aperto, come anziani in casa o in struttura.
  • Persone con pelle scura, che produce meno vitamina D a parità di sole.
  • Chi copre quasi tutta la pelle per motivi culturali o di salute.
  • Persone con obesità.
  • Chi ha malattie che riducono l’assorbimento, come celiachia o malattie infiammatorie intestinali, o ha fatto chirurgia bariatrica.
  • Chi assume farmaci che ne accelerano il consumo, come alcuni antiepilettici o cortisonici.
  • Neonati allattati al seno senza integrazione.

I valori dell’esame

Il valore che si misura è la 25-idrossivitamina D, o 25(OH)D. La linea guida dell’Endocrine Society del 2011 definisce la carenza come un livello sotto 20 ng/mL (50 nmol/L) e l’insufficienza tra 21 e 29 ng/mL. Non tutti gli esperti concordano su questi limiti, e i laboratori possono usare intervalli diversi.

La linea guida del 2024 della stessa società sconsiglia di misurare la vitamina D di routine nelle persone sane, perché non è chiaro quale livello offra benefici concreti. L’esame resta utile in caso di sintomi, malattie delle ossa o condizioni che riducono l’assorbimento.

Il ruolo del sole

Brevi esposizioni al sole di viso, braccia e gambe, nei mesi primaverili ed estivi, permettono alla maggior parte delle persone di produrre una buona quantità di vitamina D. La produzione dipende però dalla stagione, dall’ora, dalla latitudine, dal colore della pelle e dall’età: in inverno, anche in Italia, è molto più bassa.

Non serve abbronzarsi né scottarsi: l’esposizione prolungata aumenta il rischio di tumori della pelle. Le creme solari riducono la produzione di vitamina D, ma restano importanti durante le esposizioni lunghe.

Gli alimenti che contengono vitamina D

  • Pesci grassi come salmone, sgombro, aringa e sardine.
  • Tuorlo d’uovo.
  • Fegato.
  • Funghi esposti alla luce ultravioletta.
  • Alimenti arricchiti, come alcuni latti, yogurt e bevande vegetali.

Con la sola alimentazione è difficile raggiungere il fabbisogno, ma includere questi cibi aiuta, soprattutto nei mesi invernali.

Salmone, uova, funghi e un bicchiere di latte arricchito senza etichetta sul piano di una cucina
Pesci grassi, uova e alimenti arricchiti contengono vitamina D. Immagine illustrativa generata con IA.

Quando servono gli integratori

Gli integratori sono utili quando c’è una carenza documentata o in gruppi a rischio. La linea guida dell’Endocrine Society del 2024 suggerisce un’integrazione empirica per bambini e ragazzi da 1 a 18 anni, adulti sopra i 75 anni, donne in gravidanza e adulti con prediabete ad alto rischio di diabete. Per gli adulti sani sotto i 75 anni non consiglia integrazioni oltre le dosi giornaliere di riferimento.

La dose e la durata le decide il medico. Le dosi molto alte, prese una volta al mese o in boli, non sono raccomandate in generale. Chi assume calcio, diuretici o ha malattie renali deve essere seguito con particolare attenzione.

I rischi dell’eccesso

La vitamina D si accumula nell’organismo. Dosi eccessive prese per lungo tempo possono causare ipercalcemia, cioè troppo calcio nel sangue, con nausea, vomito, sete intensa, bisogno frequente di urinare, confusione e, nei casi gravi, calcoli e danni ai reni. Con l’esposizione al sole questo non succede: il rischio riguarda solo gli integratori.

Come può aiutare la nutrizionista

La nutrizionista valuta l’alimentazione, suggerisce come includere più fonti di vitamina D e di calcio, tiene conto di intolleranze o di diete particolari, come quella vegana, e collabora con il medico quando serve un’integrazione.

I punti chiave

  • Una vitamina D un po’ bassa di solito non dà sintomi.
  • Solo le carenze gravi causano dolori ossei e debolezza muscolare.
  • L’esame non è raccomandato di routine nelle persone sane.
  • Sole moderato e alimenti adatti sono la base.
  • Gli integratori vanno presi su indicazione medica, senza dosi eccessive.

Domande frequenti sulla vitamina D bassa

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

La vitamina D bassa fa stancare?

Può contribuire nelle carenze gravi, ma la stanchezza ha molte altre cause da valutare.

La vitamina D bassa fa perdere i capelli?

Gli studi non dimostrano un legame chiaro; la caduta dei capelli ha cause più frequenti.

Quanto sole serve?

In primavera ed estate bastano spesso brevi esposizioni di viso e braccia, senza scottarsi.

Gli integratori si possono prendere da soli?

Meglio chiedere al medico: dosi alte e prolungate possono essere dannose.

In quanto tempo si alza la vitamina D?

Con l’integrazione i livelli salgono in genere nel giro di alcune settimane o pochi mesi.

Ogni quanto ripetere l’esame?

Lo decide il medico in base alla situazione; non serve ripeterlo spesso nelle persone sane.

Fonti

  1. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) · Vitamina D
  2. Holick MF, et al. Evaluation, treatment, and prevention of vitamin D deficiency: an Endocrine Society clinical practice guideline. J Clin Endocrinol Metab. 2011
  3. Demay MB, et al. Vitamin D for the prevention of disease: an Endocrine Society clinical practice guideline. J Clin Endocrinol Metab. 2024
  4. Amrein K, et al. Vitamin D deficiency 2.0: an update on the current status worldwide. Eur J Clin Nutr. 2020

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.