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Procrastinare: perché rimandiamo e come smettere

Sai cosa dovresti fare, hai anche il tempo, eppure apri il telefono, riordini la scrivania, rispondi a email che possono aspettare. Procrastinare non è pigrizia: spesso è un modo per evitare emozioni sgradevoli legate a un compito. Capire questo meccanismo è il primo passo per cambiare abitudine.

Tema
Psicologia
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Una donna pensierosa alla scrivania con il mento appoggiato alla mano, davanti a un quaderno, un portatile e un timer
Rimandare spesso serve a evitare il disagio che un compito provoca. Immagine illustrativa generata con IA.

Che cosa significa procrastinare

Procrastinare vuol dire rimandare un compito che si era deciso di fare, pur sapendo che il rinvio peggiorerà le cose. Non è la semplice pianificazione di posticipare qualcosa per un buon motivo: è un rinvio volontario e irrazionale, che spesso lascia senso di colpa e stress.

Capita a tutti ogni tanto. Diventa un problema quando è abituale e incide su studio, lavoro, salute, finanze o relazioni.

Steel osserva che la procrastinazione sembra in aumento, anche perché le distrazioni immediate, come telefono e social, sono sempre a portata di mano. Riconoscere quando e su cosa si tende a rimandare è già un primo passo per cambiare.

Perché procrastiniamo

La meta-analisi di Steel, basata su centinaia di studi, ha trovato che i fattori più legati alla procrastinazione sono: quanto il compito è sgradevole o noioso, quanto è lontana la ricompensa o la scadenza, quanto ci sentiamo capaci di farlo e quanto siamo impulsivi e facili alle distrazioni.

In pratica, più un compito ci pesa e più il risultato è lontano, più è facile che un’attività piacevole e immediata vinca. Il cervello tende a dare più valore a ciò che arriva subito.

Il ruolo delle emozioni

Sirois e Pychyl descrivono la procrastinazione come un problema di gestione delle emozioni più che del tempo. Davanti a un compito che provoca noia, ansia, insicurezza o paura di sbagliare, rimandarlo dà un sollievo immediato. Il prezzo lo paga il “sé futuro”, che si troverà con meno tempo e più stress.

Per questo spesso si procrastina proprio su ciò che conta di più: un esame importante, un progetto in cui ci si sente giudicati, una telefonata difficile.

Capire quale emozione si sta evitando permette di affrontarla in modo diretto, invece di aggirarla rimandando il compito.

Segnali di una procrastinazione abituale

  • Inizi sempre i compiti all’ultimo momento.
  • Ti dedichi a attività secondarie per evitare quella principale.
  • Sottovaluti il tempo necessario per finire qualcosa.
  • Aspetti di “sentirti pronto” o ispirato per cominciare.
  • Provi spesso senso di colpa, ansia o vergogna per il lavoro rimandato.
  • Le scadenze mancate hanno conseguenze concrete su studio o lavoro.

Perfezionismo, ansia e attenzione

Il perfezionismo può portare a rimandare per paura di non fare abbastanza bene. L’ansia rende alcune attività così sgradevoli che evitarle diventa automatico. Anche l’umore basso riduce energia e motivazione.

Nelle persone con ADHD la difficoltà a iniziare e a portare avanti i compiti è molto frequente e ha una base diversa, legata alle funzioni esecutive. Se ti riconosci, leggi la guida sui sintomi dell’ADHD negli adulti.

Strategie pratiche per smettere di rimandare

  • Dividi il compito in passi piccoli e concreti: “aprire il documento e scrivere il titolo”.
  • Inizia per pochi minuti: impegnati solo per 10 minuti; spesso poi continuare è più facile.
  • Fissa quando e dove: “domani alle 9 in biblioteca” funziona meglio di “domani”.
  • Riduci le distrazioni: telefono in un’altra stanza, notifiche spente.
  • Usa scadenze intermedie e, se aiuta, condividile con qualcuno.
  • Premiati dopo aver completato un passo, non prima.
Un uomo scrive su un quaderno alla scrivania con un timer accanto al portatile
Lavorare per blocchi brevi aiuta a iniziare. Immagine illustrativa generata con IA.

Meno autocritica, più azione

Rimproverarsi duramente dopo aver procrastinato sembra utile, ma spesso aumenta il disagio legato al compito e rende più probabile rimandare di nuovo. Riconoscere l’errore con gentilezza e concentrarsi sul passo successivo aiuta di più.

Può essere utile chiedersi: “Che emozione sto evitando?” e “Qual è la cosa più piccola che posso fare adesso?”.

Anche celebrare i piccoli passi completati, invece di concentrarsi solo su ciò che manca, rinforza la motivazione e rende più facile ripartire.

Quando chiedere aiuto

Se la procrastinazione è radicata e ha conseguenze importanti, la terapia cognitivo-comportamentale può aiutare. Nello studio di Rozental e colleghi, 150 adulti hanno seguito un programma di terapia cognitivo-comportamentale via internet, con o senza guida di un terapeuta: entrambe le versioni hanno ridotto la procrastinazione rispetto al gruppo in attesa.

Uno psicologo può aiutarti a capire cosa alimenta il rinvio, lavorare su perfezionismo e ansia e costruire abitudini più efficaci.

Un uomo parla con una psicologa in uno studio luminoso
La terapia cognitivo-comportamentale può aiutare quando il problema è radicato. Immagine illustrativa generata con IA.

Procrastinazione nello studio e al lavoro

Gli studenti sono tra i più colpiti, perché lo studio richiede autonomia e ha spesso scadenze lontane. Al lavoro la procrastinazione può riguardare compiti poco chiari, noiosi o con molta pressione.

Chiarire bene cosa si deve fare, stimare il tempo in modo realistico e programmare le attività più impegnative nei momenti di maggiore energia sono strategie che funzionano in entrambi i contesti.

I punti chiave

  • Procrastinare è un rinvio volontario che peggiora le cose.
  • Non è pigrizia: spesso serve a evitare emozioni sgradevoli.
  • Compiti sgradevoli e scadenze lontane favoriscono il rinvio.
  • Passi piccoli, orari precisi e meno distrazioni aiutano.
  • La terapia cognitivo-comportamentale è utile quando il problema è radicato.

Domande frequenti sul procrastinare

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

Procrastinare è pigrizia?

No: chi procrastina spesso si preoccupa molto del compito, ma evita il disagio che provoca.

Procrastinazione e ADHD sono la stessa cosa?

No, ma nell’ADHD la difficoltà a iniziare i compiti è frequente. Una valutazione aiuta a distinguere.

Lavorare sotto pressione funziona?

A volte sembra di sì, ma in genere aumenta stress ed errori e riduce la qualità.

La tecnica del pomodoro aiuta?

Lavorare per blocchi brevi con pause può rendere più facile iniziare e mantenere la concentrazione.

Si può smettere del tutto di procrastinare?

È normale rimandare qualche volta; l’obiettivo è ridurre il rinvio che crea problemi.

Quando rivolgersi a uno psicologo?

Quando la procrastinazione è costante, crea conseguenze serie o si accompagna ad ansia o umore basso.

Fonti

  1. Steel P. The nature of procrastination: a meta-analytic and theoretical review of quintessential self-regulatory failure. Psychol Bull. 2007
  2. Sirois F, Pychyl T. Procrastination and the priority of short-term mood regulation: consequences for future self. Soc Personal Psychol Compass. 2013
  3. Rozental A, et al. Internet-based cognitive-behavior therapy for procrastination: a randomized controlled trial. J Consult Clin Psychol. 2015

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.