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Disposofobia (accumulo compulsivo): cos’è e come si cura

Nella disposofobia, detta anche accaparramento compulsivo o accumulo patologico, secondo il Manuale MSD la persona ha grandi difficoltà a separarsi dagli oggetti, che si accumulano fino a rendere la casa non più vivibile. Fa parte dei disturbi correlati al disturbo ossessivo-compulsivo. Questa guida spiega sintomi, diagnosi e cura.

Tema
Psicologia
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Una donna con il cappotto ferma all’ingresso di casa
Nella disposofobia la casa diventa difficile da vivere e da aprire agli altri. Immagine illustrativa generata con IA.

Cos’è la disposofobia

Nella disposofobia, spiega il Manuale MSD, la persona ha sempre grandi difficoltà a disfarsi degli oggetti o a separarsene. Gli oggetti finiscono per accumularsi e invadere gli spazi in cui vive, fino a renderli inutilizzabili.

Fa parte dei disturbi correlati al disturbo ossessivo-compulsivo. Chi la vive come familiare può trovare utile anche la guida su come vivere con una persona con DOC.

Quando inizia e quanto è diffusa

Secondo il Manuale MSD:

  • i sintomi compaiono spesso durante l’adolescenza,
  • all’inizio il disturbo può essere lieve, ma con l’età peggiora gradualmente e causa problemi seri intorno ai 30 anni,
  • si ritiene che riguardi circa l’1,5-6% delle persone, con la stessa frequenza in donne e uomini,
  • senza trattamento i sintomi di solito durano tutta la vita, con pochi cambiamenti.

Accumulatore seriale o collezionista?

Il Manuale MSD distingue l’accumulo patologico da altre situazioni:

  • dal collezionismo, per esempio di libri o figurine: il collezionista è organizzato, mentre nell’accumulo patologico gli oggetti sono disorganizzati e impediscono di usare le stanze,
  • dall’accumulo temporaneo, per esempio quando si ereditano dei beni: nella disposofobia l’accumulo resta,
  • il valore degli oggetti non conta: anche cose di scarso valore vengono conservate.

Sintomi: la casa invasa dagli oggetti

Secondo il Manuale MSD la persona prova un forte bisogno di conservare gli oggetti e una forte angoscia quando deve separarsene, o anche solo al pensiero di farlo. Non ha spazio sufficiente per tutto ciò che accumula:

  • le stanze si riempiono fino a non essere più vivibili e servono solo a contenere oggetti,
  • il lavandino, i piani di lavoro, i fornelli e il pavimento della cucina possono essere coperti di pile di giornali, tanto che non si riesce più a cucinare,
  • la maggior parte delle persone acquista o raccoglie anche nuovi oggetti in eccesso, come libri o riviste,
  • alcune persone si rendono conto che l’accumulo è un problema, altre no.

Effetti sulla vita quotidiana

Secondo il Manuale MSD l’accumulo interferisce con le attività domestiche e a volte con la scuola o il lavoro. Inoltre:

  • per l’imbarazzo, la persona non vuole che entrino in casa familiari, amici o tecnici per le riparazioni,
  • il disordine può compromettere la sicurezza,
  • la casa può essere a rischio di incendio o di animali infestanti.
Una donna lava delle verdure nel lavello della cucina
L’accumulo può impedire di usare la cucina e le altre stanze. Immagine illustrativa generata con IA.

L’accumulo di animali

Nell’accumulo di animali, spiega il Manuale MSD, la persona tiene più animali di quanti lo spazio, il cibo e le cure veterinarie disponibili permettano:

  • gli animali vivono in condizioni non igieniche e in spazi stretti,
  • spesso perdono peso o si ammalano,
  • molte persone non ammettono di non riuscire a curarli bene,
  • sono molto affezionate agli animali e non vogliono darli via.

Come si fa la diagnosi

Secondo il Manuale MSD il medico diagnostica la disposofobia quando:

  • la persona ha costantemente difficoltà a eliminare gli oggetti, a prescindere dal loro valore,
  • li conserva perché sente di doverlo fare,
  • gli oggetti ingombrano gli spazi abitativi, non solo cantine o ripostigli, e ne impediscono l’uso,
  • il pensiero di eliminarli provoca molta angoscia, o la vita al lavoro, in famiglia o con gli amici ne risente.

L’accumulo non deve essere spiegato meglio da un’altra malattia o da un altro disturbo psichiatrico, come i deliri nella schizofrenia.

Terapia cognitivo-comportamentale

Secondo il Manuale MSD, la terapia cognitivo-comportamentale centrata sulla disposofobia è di solito il primo trattamento. Aiuta la persona a:

  • eliminare gli oggetti,
  • evitare di acquistarne di nuovi, se l’acquisto eccessivo è un problema,
  • prendere decisioni migliori.

Poiché molte persone non riescono a smettere di accumulare, il terapeuta usa anche tecniche motivazionali per favorire la partecipazione al trattamento. Alcuni antidepressivi possono essere utili, soprattutto in chi ha anche altri disturbi, come i disturbi d’ansia. Nel nostro studio di psicologia a Bilbao lavoriamo con la terapia cognitivo-comportamentale e con tecniche motivazionali (le visite sono in spagnolo).

Un uomo anziano parla con uno psicologo seduti in poltrona
La terapia cognitivo-comportamentale è il primo trattamento. Immagine illustrativa generata con IA.

Dove le fonti non concordano

Due meta-analisi aggiungono dati a quelli del Manuale MSD:

  • Quante persone: il Manuale MSD indica un intervallo ampio, dall’1,5% al 6%; una meta-analisi di Postlethwaite e colleghi (2019) su 11 grandi studi con oltre 53.000 adulti stima il 2,5%, con frequenza simile in uomini e donne, come nel Manuale MSD.
  • Quanto aiuta la terapia: una meta-analisi di Tolin e colleghi (2015) trova che la terapia cognitivo-comportamentale riduce molto i sintomi, soprattutto la difficoltà a buttare via; più sedute e più visite a domicilio si associano a risultati migliori.
  • Limiti: nella stessa meta-analisi solo dal 24% al 43% delle persone ha avuto un cambiamento clinicamente significativo: c’è ancora molto da migliorare.

Punti chiave sulla disposofobia

  • È una difficoltà persistente a separarsi dagli oggetti, che si accumulano fino a invadere la casa.
  • È diversa dal collezionismo: l’accumulo è disorganizzato e riguarda anche cose di poco valore.
  • Inizia spesso nell’adolescenza e peggiora con gli anni.
  • Può mettere a rischio la sicurezza della casa e la salute di eventuali animali.
  • Senza trattamento di solito dura tutta la vita.
  • La terapia cognitivo-comportamentale è il primo trattamento, con tecniche motivazionali.

Domande frequenti sulla disposofobia

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

Cos’è la disposofobia?

Secondo il Manuale MSD è un disturbo in cui la persona ha grandi difficoltà a separarsi dagli oggetti, che si accumulano fino a rendere la casa non vivibile.

Cosa significa accumulatore seriale?

È un modo comune di indicare chi soffre di disposofobia o accumulo compulsivo: conserva molti oggetti, anche di scarso valore, e prova angoscia all’idea di separarsene.

Che differenza c’è con il collezionismo?

Il collezionista è organizzato e usa normalmente la casa. Nell’accumulo patologico gli oggetti sono disorganizzati e impediscono di usare le stanze.

A che età inizia?

I sintomi compaiono spesso nell’adolescenza; con l’età il disturbo peggiora e verso i 30 anni può causare problemi seri.

Come si cura?

Con la terapia cognitivo-comportamentale centrata sulla disposofobia, che aiuta a eliminare oggetti, evitare nuovi acquisti e prendere decisioni migliori. A volte aiutano alcuni antidepressivi.

Cosa posso fare se un familiare accumula oggetti?

Il Manuale MSD spiega che molte persone non riescono a smettere di accumulare e che il terapeuta usa tecniche motivazionali per favorire la partecipazione al trattamento. Consultate il vostro medico.

Fonti

  1. Manuale MSD (versione per i pazienti) · Disposofobia
  2. Postlethwaite A, et al. Prevalence of hoarding disorder: a systematic review and meta-analysis. J Affect Disord. 2019
  3. Tolin DF, et al. Cognitive behavioral therapy for hoarding disorder: a meta-analysis. Depress Anxiety. 2015

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.