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Claustrofobia e risonanza magnetica: come affrontare l’esame

Il tubo stretto, il rumore, l’obbligo di restare immobili: per molte persone la risonanza magnetica è un momento di forte ansia, e per chi soffre di claustrofobia può sembrare impossibile. Eppure, con qualche preparazione e le giuste richieste al centro, la maggior parte delle persone riesce a completare l’esame.

Tema
Psicologia
Aggiornato
Tempo di lettura
5 minuti
Rivisto da
Dott.ssa Itziar Gotxi Erezuma · Medico specialista in otorinolaringoiatria · Ordine dei Medici di Bizkaia n. 484809757
Un tecnico di radiologia spiega a una paziente il funzionamento della risonanza magnetica
Sapere cosa aspettarsi riduce l’ansia prima dell’esame. Immagine illustrativa generata con IA.

Perché la risonanza fa paura

Durante la risonanza magnetica si resta sdraiati dentro un cilindro aperto alle estremità, spesso con la testa o il corpo all’interno, per un tempo che va di solito da 15 a 45 minuti. Il macchinario produce rumori forti e ritmici, e bisogna restare immobili.

Per chi ha claustrofobia, cioè una paura intensa degli spazi chiusi o da cui è difficile uscire, questi elementi si sommano: lo spazio stretto, la sensazione di non poter scappare, l’immobilità. Anche persone senza una fobia vera e propria possono provare un’ansia forte la prima volta.

Come si manifesta l’ansia durante l’esame

  • Battito accelerato e respiro corto o affannoso.
  • Sensazione di soffocamento o di mancanza d’aria.
  • Sudorazione, tremori, nausea.
  • Bisogno urgente di uscire dal macchinario.
  • Pensieri come “non ce la faccio” o “sto per svenire”.

Sono reazioni d’ansia sgradevoli ma non pericolose: salgono, raggiungono un picco e poi scendono, soprattutto se si respira con calma.

Cosa fare prima dell’esame

  • Segnala la claustrofobia al momento della prenotazione: alcuni centri hanno macchinari più ampi, aperti o tempi dedicati.
  • Chiedi quanto dura l’esame e se la testa sarà dentro il macchinario: sapere cosa aspettarsi riduce l’ansia.
  • Chiedi se puoi entrare con i piedi in avanti: per alcuni esami è possibile, la testa resta più vicina all’uscita e, nei dati di Hudson e colleghi, entrare con la testa in avanti si associava a più interruzioni.
  • Chiedi se puoi avere musica o cuffie e se qualcuno può restare nella sala.
  • Se l’ansia è forte, parlane con il medico che ha prescritto l’esame per valutare una sedazione.

Risonanza aperta e macchinari più ampi

La risonanza aperta ha una struttura senza tunnel chiuso, con i lati liberi. È utile per molte persone con claustrofobia, ma le immagini possono avere una qualità inferiore per alcuni esami, quindi la scelta va concordata con il medico.

Esistono anche macchinari con un tunnel più largo e più corto, che riducono la sensazione di chiusura pur mantenendo una buona qualità delle immagini, e in alcuni centri risonanze in cui si sta seduti o in piedi. Nell’analisi di Hudson e colleghi, chi faceva l’esame da seduto o in piedi aveva circa la metà delle probabilità di interromperlo; le risonanze aperte, che spesso vengono scelte proprio da chi ha più paura, non bastavano da sole a evitare le interruzioni.

Strategie durante l’esame

  • Chiudi gli occhi prima di entrare e tienili chiusi: lo spazio sembra meno stretto.
  • Respira lentamente, con l’espirazione più lunga dell’inspirazione.
  • Conta i rumori o le sequenze, che di solito durano pochi minuti ciascuna.
  • Immagina un luogo tranquillo in modo dettagliato.
  • Ricorda che il tecnico ti vede e ti sente e che puoi fermare l’esame con il campanello.
  • Usa una mascherina sugli occhi o uno specchio, se il centro li offre.

Farmaci e sedazione

Quando l’ansia è molto forte, il medico può prescrivere un farmaco ansiolitico da prendere prima dell’esame. In questi casi non si può guidare dopo e serve un accompagnatore. Nei casi più difficili alcuni centri eseguono l’esame con una sedazione assistita da un anestesista.

La sedazione è utile per completare l’esame, ma non cura la claustrofobia. Se la paura degli spazi chiusi limita anche altre situazioni, come ascensori, aerei o metropolitana, vale la pena affrontarla con un percorso psicologico.

Quando la claustrofobia va oltre l’esame

La claustrofobia è una fobia specifica. Si parla di disturbo quando la paura è sproporzionata, dura nel tempo e porta a evitare situazioni comuni: ascensori, gallerie, stanze senza finestre, mezzi affollati, aerei. L’ISS ricorda che le fobie specifiche sono frequenti e si possono trattare.

Il trattamento più efficace è la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione graduale: si affrontano gli spazi chiusi poco alla volta, con il supporto dello psicologo, finché la paura diminuisce. In alcuni casi bastano poche sedute.

Una donna con una borsa si ferma davanti a un ascensore aperto
La claustrofobia può riguardare anche ascensori e altri spazi chiusi. Immagine illustrativa generata con IA.

Prepararsi con qualche settimana di anticipo

Se l’esame è programmato tra qualche settimana, puoi preparare la mente e il corpo. Esercitati con la respirazione lenta ogni giorno, prova a restare sdraiato immobile per 20–30 minuti in uno spazio piccolo, ascolta online i rumori tipici della risonanza.

Uno psicologo può aiutarti a costruire una breve esposizione graduale prima dell’esame, partendo da situazioni facili. Arrivare preparati riduce molto il rischio di dover interrompere.

Una psicologa ascolta un paziente adulto in uno studio
Un percorso psicologico aiuta ad affrontare la paura degli spazi chiusi. Immagine illustrativa generata con IA.

Se l’esame si interrompe

Interrompere una risonanza per ansia succede, e non è un fallimento. Parla con il tecnico e con il medico: spesso si può riprogrammare l’esame con un macchinario diverso, una posizione diversa o una sedazione, oppure valutare un esame alternativo.

Ogni tentativo insegna qualcosa: quali momenti sono stati più difficili, cosa ha aiutato e cosa chiedere la volta successiva.

I punti chiave

  • L’ansia in risonanza è frequente e può essere ridotta.
  • Segnala la claustrofobia quando prenoti e chiedi informazioni sull’esame.
  • Risonanza aperta o tunnel più ampio, piedi in avanti e musica aiutano.
  • Respirazione lenta e occhi chiusi sono strategie semplici ed efficaci.
  • La sedazione aiuta a fare l’esame; la terapia con esposizione cura la fobia.

Domande frequenti su claustrofobia e risonanza

Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.

Quanto dura una risonanza magnetica?

Di solito tra 15 e 45 minuti, a seconda della parte del corpo e del tipo di esame.

Posso chiedere la risonanza aperta?

Sì, puoi chiederla. Il medico valuta se è adatta all’esame che ti serve.

Posso tenere qualcuno vicino durante l’esame?

Spesso sì, dopo i controlli di sicurezza per i metalli. Chiedilo al centro.

Si può fare la risonanza in sedazione?

Sì, in alcuni centri. Serve una valutazione medica e un accompagnatore.

La risonanza emette radiazioni?

No, usa un campo magnetico e onde radio, non radiazioni ionizzanti.

La claustrofobia si può curare?

Sì: la terapia cognitivo-comportamentale con esposizione graduale è molto efficace.

Fonti

  1. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) · RM (risonanza magnetica)
  2. ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) · Fobie
  3. Hudson DM, Heales C, Meertens R. Review of claustrophobia incidence in MRI: a service evaluation of current rates across a multi-centre service. Radiography. 2022

Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.