Cos’è l’autostima
L’autostima, spiega ISSalute, è la considerazione che una persona ha di se stessa, il valore che si attribuisce nella vita in generale e nei vari contesti. È un bisogno fondamentale di tutti: adulti e bambini hanno bisogno di essere considerati, riconosciuti e valorizzati.
Si sviluppa attraverso fattori individuali, familiari e sociali, e si basa sul modo di essere e sui riscontri delle persone di riferimento, in famiglia e fuori. Anche la scuola ha un ruolo fondamentale nel favorire una sana autostima.
Immagine reale e immagine ideale
Secondo ISSalute, per un livello soddisfacente di autostima serve un equilibrio tra l’immagine reale che si ha di sé e quella ideale:
- se le due immagini sono molto diverse, l’autostima è scarsa,
- se sono uguali, l’autostima è eccessiva,
- l’ideale è una leggera sopravvalutazione di sé: favorisce un comportamento intraprendente e tenace, ma mantiene il senso della realtà ed evita imprese troppo rischiose.
L’autostima è legata all’emotività: valorizzare e sostenere ogni persona fin dai primi anni le dà più consapevolezza di sé e più fiducia nei propri mezzi.
Segnali nella comunicazione
Il grado di autostima, spiega ISSalute, incide su molti ambiti della vita. Nella comunicazione:
- chi crede nel proprio valore esprime senza timore il proprio pensiero, fa richieste e si lamenta quando qualcosa non va,
- chi crede di non valere abbastanza resta in silenzio o si limita a compiacere gli altri.
Per ISSalute i propri pensieri, opinioni e azioni hanno un valore, e si ha il diritto di esprimerli.

Segnali nelle relazioni
Nelle relazioni, secondo ISSalute:
- chi è consapevole del proprio valore sceglie persone che stima e costruisce relazioni basate sullo scambio,
- chi crede di non valere abbastanza tende a isolarsi,
- oppure cerca persone che rafforzano la sua visione negativa di sé, come persone centrate su se stesse.
Quando la bassa autostima pesa nelle relazioni di coppia, può essere utile anche la guida alla dipendenza affettiva.
Segnali nel lavoro e autoefficacia
Nel lavoro, spiega ISSalute, chi crede di valere cerca il lavoro che pensa di meritare, si assume responsabilità e cerca nuove sfide; chi ha scarsa autostima si accontenta anche di un lavoro non soddisfacente, convinto di non meritare di più.
Accanto all’autostima c’è l’autoefficacia: la valutazione razionale delle proprie capacità in un ambito specifico, per esempio imparare una lingua o una nuova disciplina. Chi la valuta positivamente:
- accetta le sfide e ha la motivazione per affrontarle,
- non si abbatte davanti agli insuccessi e ci riprova.
Chi la valuta negativamente vive i compiti difficili come una minaccia e li evita o li abbandona presto.
L’autostima può cambiare
Secondo ISSalute la stima di sé non è stabile per tutta la vita: a volte bastano pochi eventi vissuti come un fallimento per cambiare la valutazione di se stessi, per esempio:
- perdere il lavoro,
- perdere una relazione importante e duratura,
- rendersi conto di essere invecchiati.
Se è vero che l’autostima si costruisce e cambia nel corso della vita, esiste però un livello di base che si consolida nelle prime relazioni, in famiglia e con chi ci ha cresciuti, e che tende a restare stabile.
Sindrome dell’impostore e ansia da successo
La sindrome dell’impostore, spiega ISSalute, è la difficoltà a riconoscersi competenti anche davanti a successi evidenti, con la sensazione di essere inadeguati e la paura di essere «smascherati».
Questa autostima poco solida porta a quella che lo psicoterapeuta Nathaniel Branden chiama «ansia da successo»: la paura di non essere all’altezza del ruolo o dell’impresa. Secondo il meccanismo della profezia che si autoavvera, la persona può finire per sabotare i propri piani. In questi casi, secondo ISSalute, bisogna cambiare atteggiamento e creare le condizioni per usare al meglio le proprie abilità.
Come lavorare sull’autostima
Secondo ISSalute l’autostima può essere migliorata con diversi strumenti, tutti utili a riflettere sul proprio valore:
- coaching individuale, per acquisire consapevolezza e fiducia,
- consulenza psicologica, anche breve, quando l’obiettivo riguarda un ambito specifico, come il lavoro,
- psicoterapia, il metodo più efficace quando la bassa autostima dipende da un’insicurezza cresciuta nel tempo.
ISSalute ricorda anche che sviluppare un approccio creativo ai problemi, avere fiducia nelle proprie abilità e imparare a fare scelte è fondamentale per una buona stima di sé. Nel nostro studio di psicologia a Bilbao lavoriamo con la psicoterapia sull’autostima e sulla fiducia in se stessi (le visite sono in spagnolo).

Dove le fonti non concordano
Una meta-analisi di Sowislo e Orth (2013) su 77 studi longitudinali sulla depressione e 18 sull’ansia aggiunge un aspetto che la scheda di ISSalute non tratta:
- Autostima e depressione: una bassa autostima predice la depressione più di quanto la depressione riduca l’autostima: il legame va soprattutto dall’autostima verso la depressione.
- Autostima e ansia: qui gli effetti sono equilibrati nei due sensi.
- Cosa significa: se studi futuri confermeranno questo legame di causa, interventi per aumentare l’autostima potrebbero aiutare a ridurre il rischio di depressione; l’effetto non cambia con l’età o il sesso.
Punti chiave sulla bassa autostima
- L’autostima è il valore che una persona si attribuisce, nella vita e nei vari contesti.
- Si forma con fattori individuali, familiari e sociali e con i riscontri delle persone di riferimento.
- Una bassa autostima si vede nella comunicazione, nelle relazioni e nel lavoro.
- Può cambiare nel corso della vita, ma ha un livello di base che tende a restare stabile.
- Coaching, consulenza psicologica e psicoterapia aiutano a lavorarci.
- Quando nasce da un’insicurezza di lunga data, la psicoterapia è il metodo più efficace.
Domande frequenti sulla bassa autostima
Queste risposte sono informazioni generali e non sostituiscono una visita né un parere medico personalizzato.
Cos’è l’autostima?
Secondo ISSalute è la considerazione che una persona ha di se stessa, il valore che si attribuisce nella vita in generale e nei vari contesti.
Quali sono i segnali di una bassa autostima?
Restare in silenzio o compiacere gli altri, isolarsi o cercare persone che rafforzano una visione negativa di sé, accontentarsi di un lavoro insoddisfacente ed evitare le sfide.
L’autostima si può cambiare?
Sì. Secondo ISSalute si costruisce e cambia lungo tutta la vita, anche se esiste un livello di base che si forma nelle prime relazioni e tende a restare stabile.
Cos’è la sindrome dell’impostore?
È la difficoltà a riconoscersi competenti anche davanti ai successi, con la paura di essere smascherati. Può portare a sabotare i propri piani.
Come si migliora l’autostima?
Con coaching, consulenza psicologica o psicoterapia. Quando la bassa autostima dipende da un’insicurezza cresciuta nel tempo, la psicoterapia è il metodo più efficace.
La bassa autostima è legata alla depressione?
Sì: una meta-analisi indica che una bassa autostima predice la depressione, e in parte anche l’ansia.
Fonti
- ISSalute (Istituto Superiore di Sanità) · Autostima: alta o bassa?
- Sowislo JF, Orth U. Does low self-esteem predict depression and anxiety? A meta-analysis of longitudinal studies. Psychol Bull. 2013
Questa guida ha scopo informativo e non sostituisce il parere del medico. La diagnosi e il trattamento dipendono dalla tua visita e dalla tua storia clinica. In caso di emergenza chiama il 112.

